5 STILI PER ARREDARE UN BAR DI TENDENZA

Dovete arredare un bar e non sapete ancora quale stile scegliere?

Che stiate aprendo un nuovo locale o abbiate deciso di dargli una nuova vita,  la scelta dello stile è fondamentale.

Per arredare un bar è indispensabile avere le idee chiare perché la scelta dello stile è l’elemento basilare, quello che darà carattere e riconoscibilità al vostro locale. Quindi, prima di decidere lo stile per il vostro bar è bene avere un’idea completa delle diverse alternative che si possono utilizzare. 

In questo articolo vi diamo idee e consigli su come arredare un bar approfondendo i 5 stili del momento: vintage, shabby, provenzale, industrial e minimal.

IDEE PER ARREDARE UN BAR

Ogni stile ha le sue caratteristiche e peculiarità, dai materiali utilizzati ai complementi di arredo. Prima di scegliere lo stile per arredare il vostro bar dovrete tenere conto di diversi elementi che vi porteranno subito a scartare gli stili non adatti. 

Gli spazi. Prima di scegliere come arredare un bar è bene analizzare la distribuzione degli spazi interni ed esterni nel vostro locale. Se avete a disposizione uno spazio esterno, dovrete capire quale stile si addice di più a questo spazio tenendo sempre in considerazione che dovrà essere in armonia con lo stile adottato all’interno. Corridoi, soffitti, finestre: sono tutti elementi che potranno condizionare la scelta dello stile.

Tra i tanti elementi che possono indirizzare la scelta per arredare un bar rientra sicuramente il target, i vostri potenziali clienti. Conoscere la vostra clientela vi aiuterà a scegliere lo stile per arredare il vostro bar, basterà studiarne gusti e abitudini e scegliere di conseguenza.

Anche l’offerta del vostro bar indirizzerà la scelta dello stile. Volete proporvi come un bar take away? Volete che il vostro locale diventi un punto di riferimento per chi vuole passare del tempo in relax? Ad ogni risposta, uno stile!

ARREDARE UN BAR IN STILE VINTAGE

Arredare un bar in stile vintage è una delle tendenze del momento. Scegliere di arredare il vostro bar in stile vintage significa scegliere un’epoca in cui ambientarlo e utilizzare tutti gli elementi per rievocare quella atmosfera. Lo stile vintage si basa su un lungo lavoro di selezione e ricercatezza. Gli elementi che entreranno nel vostro bar vintage saranno tutti pezzi di arredo particolari, elementi classici che hanno avuto in dono una nuova vita diventando veri e propri oggetti di design.

Si può arredare un bar in stile vintage mixando più epoche e oggetti di design in grado di rievocare un’atmosfera calda ed accogliente. Tipici di questo stile sono i tavolini bassi in legno circondati da poltrone antiche, in pelle o velluto con gambe in legno, e divanetti particolari rivisitati. Il materiale più adatto per il pavimento è il legno o un mix di legno e cementine, tendenza del momento. Altri elementi tipici sono la moquette e la carta da parati con pattern retrò e tinte (magari pastello!) a contrasto.

arredare un bar in stile vintage

ARREDARE UN BAR IN STILE SHABBY

Lo stile shabby è da tempo protagonista di abitazioni residenziali, ma non solo… questa tendenza tanto amata è arrivata anche ai locali commerciali.

Elemento immancabile in un bar in stile shabby è sicuramente un grande mobile bianco in legno dall’aspetto invecchiato e finto-rovinato, tipico dello stile in oggetto; può essere una madia o un armadio con le ante, da lasciare rigorosamente aperte per lasciare ben in vista bottiglie, barattoli e caraffe in vetro.

Utilizzate mobili dall’effetto invecchiato, tendenti sempre al verniciato bianco con qualche nota pastello, colore utilizzabile anche sugli altri complementi di arredo come il bancone e gli sgabelli. E per i tavolini? La scelta deve rigorosamente ricadere sul legno bianco, arricchito con oggetti in stile shabby chic da mettere come centrotavola, ad esempio piccoli vasi in vetro con un fiore appena raccolto o lanterne bianche o verde salvia.

Scegliete lo stile shabby per arredare un bar se volete creare un’atmosfera country, sobria e raccolta. E non dimenticate le due parole d’ordine: riciclo e abbondanza. Pensate a complementi di arredo ricavati da materiali come il pallet e riempite ogni angolo del locale con piccoli oggetti che richiamino questo stile.

ARREDARE UN BAR IN STILE PROVENZALE

Se desiderate che i vostri clienti respirino un’aria romantica e fresca nel vostro locale, non vi resta che scegliere lo stile provenzale. Simile allo stile shabby, lo stile provenzale nasce in Provenza, nella parte meridionale della Francia, e si caratterizza per il tratto rustico e classico. 

I colori tipici di questo stile sono il bianco, l’avorio, l’ecrù e il lilla, il colore della lavanda, elemento immancabile nel vostro bar.

Per dare al vostro bar un effetto rustico, utilizzate elementi e materiali come il legno, la pietra e il ferro battuto,verniciato di bianco o al naturale, ad esempio per le sedie nella parte esterna del locale.

A completare l’arredamento, non possono mancare grandi tovaglie in lino o cotone dalle tinte pastello e le stampe floreali.

Se decidete, quindi, di arredare un bar in stile provenzale, dedicate molta cura alla scelta degli elementi, dai grandi complementi di arredo a quelli più piccoli. Non dimenticate gli specchi con la cornice in ferro battuto e ceste di vimini riempite di rami di lavanda negli angoli!

ARREDARE UN BAR IN STILE INDUSTRIAL

Se non siete amanti dello stile romantico che caratterizza i due stili precedenti e amate un’atmosfera più grunge, scegliete lo stile industrial per il vostro bar. 

Arredare un bar in stile industrial vuol dire richiamare lo stile dei locali e delle grandi fabbriche della New York anni ‘50.

Grandi banconi, pareti di mattoncini e tubature in ferro in bella vista sono gli elementi che più lo contraddistinguono.

Grandi lampade a sospensione illumineranno gli spazi con una luce soft che darà un carattere di mistero e riservatezza al locale.

Mattoncini, calcestruzzo e metallo dall’aspetto rovinato sono i materiali protagonisti di questo stile. L’arredamento ideale è composto da mobili di recupero, dalle poltrone in pelle agli sgabelli in ferro battuto. 

Se vi sembra uno stile che rispecchi di più un locale “serale” non preoccupatevi: sono tante le novità in commercio (come le cementine, i tappeti, oggetti d’arredo e grandi poster) in grado di donare un tocco di industrial al vostro barsenza modificarne l’offerta commerciale!

ARREDARE UN BAR IN STILE MINIMAL

Linee semplici, pulite e basiche caratterizzano lo stile minimal. Come suggerisce il nome, l’arredo minimal presuppone pochi elementi ma ben studiati per dare carattere e armonia al locale.

Arredare un bar in stile minimal vuol dire saper collocare gli elementi, pochi, nei giusti spazi. In questo caso, non si tratta tanto di materiali caratteristici ma di giocare con texture e sfumature che diano all’ambiente un aspetto sobrio, al limite del freddo ma allo stesso tempo elegante. Prediligete colori neutri: dal bianco al nero passando per il grigio. Parola d’ordine: less is more.

Avete trovato lo stile che fa al caso vostro? Localiarreda mette a disposizione le proprie competenze per realizzare il bar dei vostri sogni. Partendo dallo studio dell’immagine, procede con un restyling a 360° rispettando ed esaudendo i desideri dei suoi clienti.

FONTE : https://localiarreda.it/5-stili-per-arredare-un-bar-di-tendenza/

Orion Jobs: come design ed emozione innovano i locali

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.

Così scriveva Bruno Munari, artista, designer e scrittore italiano tra i più importanti del Novecento italiano, quando negli anni Cinquanta e Sessanta il boom economico aveva reso la perfezione stile di vita e principio irrinunciabile, quantomeno nel capoluogo milanese.

Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Già, ché semplificare vuol dire avvicinare, eliminare le distanze, lasciar cadere i muri e le barriere per costruire relazioni, storie d’amore, avventure, emozioni. È questa la filosofia che ha ispirato Jobs, un nuovo modo di intendere i locali e di valorizzarli, un’inedita concezione del rapporto tra il prodotto, il professionista e i suoi clienti. Jobs è la tecnologia che ha innovato i locali e l’esperienza che qui è possibile vivere. In che modo ci riesce? Te lo racconto in un viaggio di 6 tappe alla scoperta dell’isola del design, della tecnologia, della semplicità perfetta, dell’emozione avvolgente. Del resto, non è un caso se la rinomata Pasticceria Veneto del Maestro Iginio Massari e se la storica pasticceria romana Pompihanno scelto proprio le vetrine Jobs per impreziosire i loro gioielli culinari.

Buon viaggio, allora, alla scoperta di Jobs!

Vetrina Orion Jobs - Just Love Milano

1 – Con Jobs il tuo locale crea relazioni 

Jobs è la vetrina che avvicina le persone al prodotto, che crea relazioni e instaura legami. Come può una vetrina fare tutto questo? Jobs ci riesce semplificando, eliminando il superfluo, contando sulla forza della semplicità. Jobs è la prima vetrina al mondo senza basamento, motori e zoccoli ed è grazie a quest’innovazione che riesce a valorizzare sia i prodotti esposti sia il design del locale con un suggestivo tocco di importanza, eleganza, stile e originalità. Tutto quello che è inutile scompare, a dominare la scena è solo l’anima del locale, il prodotto.

2 – Il prodotto diventa il Cupido della tua storia d’amore

L’esperienza che offri nel tuo locale è come una storia d’amore delicata e appassionata tra te e i tuoi clienti, una storia d’amore in cui a scoccare la fatidica freccia è proprio il tuo prodotto, esposto sotto le luci dei riflettori, valorizzato e reso ancor più attraente. Nessuna barriera limiterà il rapporto tra il tuo prodotto e i tuoi clienti, che potranno esplorarlo da vicino, osservarlo, ammirarlo, muoversi liberamente attorno e lasciarsi conquistare.

3 – Il tuo locale sarà uno spazio libero

Jobs è la vetrina che libera gli spazi. Con le sue linee essenziali, l’innovativa leggerezza e l’assenza di ingombri, rende lo spazio più agevole da esplorare per il cliente e più facile da utilizzare per il professionista. Non solo, l’estetica così semplice, studiata, curata e il design elegante e raffinato rendono l’atmosfera del locale piacevole e delicata, un luogo in cui star bene e vivere un’esperienza memorabile.

Grazie al peso e alle dimensioni ridotte e all’assenza dell’ingombro del motore, le vetrine Jobs sono capaci di ottimizzare lo spazio espositivo, possono essere spostate con facilità e posizionate ovunque si desideri e conferiscono al locale un tocco di raffinata eleganza. Prova a fare un salto a Just Love a Milano o a Reale a Firenze: la magia di questi posti ti conquisterà!

Vetrina Orion Jobs - Reale Tapas Bar Firenze

4 – Jobs personalizza il tuo locale con originalità

La leggerezza delle vetrine Jobs e la facilità con cui puoi giocare con le forme, con le linee, con i moduli e con il design, ti offre infinite possibilità di personalizzazione, inediti modi per rendere il tuo prodotto protagonista, per valorizzare il tuo mestiere con originalità e per arredare il tuo locale con creatività unica e distintiva, capace di raccontare di te e solo di te. Importante in questo processo di personalizzazione è anche la possibilità di scegliere finiture, rivestimenti, dimensioni, illuminazioni, vassoi, estetica e rivestimenti della tua vetrina.

5 – Jobs è una porta d’accesso al successo

Valorizzare i prodotti con distintività ed efficacia significa promuoverli con efficacia e raccontarli emozionando, ecco perché Jobs è una porta d’accesso al successo del tuo locale. La valorizzazione dei tuoi prodotti è ottimizzata grazie alla flessibilità con cui puoi comporre e organizzare le vetrine Jobs. Cambiando la loro disposizione e composizione a seconda del prodotto che vuoi esporre e raccontare, puoi controllare e gestire con facilità le tue esigenze in ogni momento della giornata e puoi esaltare le qualità delle tue creazioni.

Molto utile in questo è anche la possibilità di controllare ogni asset della tua vetrina (la temperatura, l’illuminazione, la velocità delle ventole, lo sbrinamento, l’accensione a distanza e via dicendo) quando lo desideri e anche servendoti di un tablet.

6 – Il tuo locale come il set di un film da Oscar

Il minimalismo di questa vetrina è la massima espressione della tecnologia e dell’intelligenza dell’uomo.

Ecco perché il Maestro Iginio Massari ha scelto le vetrine Jobs per esporre le sue creazioni di arte pasticcera. Per la loro capacità di coniugare l’innovazione e il design, la tecnologica e l’estetica, la funzionalità e l’emozione e di farlo con creatività ed efficienza al tempo stesso. Le vetrine Jobs nascono da una nuova concezione del tuo locale, pensato come il magnifico set di una scena cinematografica di un film americano da Oscar. Un film in cui protagonisti siete tu e il tuo prodotto e la vetrina è la luce che illumina la scena con naturalezza, con grazia e con raffinatezza, una vetrina che cura i particolari e valorizza l’esposizione, proprio come se il tuo prodotto fosse un’opera d’arte cinematografica. Ecco che il tuo locale diventa un’esperienza innovativa ed elegante, un’esperienza difficile da scordare.

Hai voglia di scoprire il design, l’eleganza e l’innovazione delle vetrine Jobs? Le trovi qui.

Ed io lo so già, un amore sta per scoccare!

COME FARE L’UOVO DI PASQUA IN CASA E SENTIRSI DEI MAÎTRE CHOCOLATIER

La Pasqua 2019 si avvicina sempre di più. Se avete già messo in cantiere la colomba, ma vi manca il dolce al cioccolato, potete pensare di cimentarvi in una preparazione casalinga. Per chi cerca un’alternativa alle creazioni dei pasticceri, o semplicemente vuole mettersi alla prova, ecco i suggerimenti per come fare l’uovo di Pasqua in casa, con la ricetta di Alberto Simionato, docente di Chocolate Academy Center Milano.

Il maître chocolatier ci spiega come creare un uovo di cioccolato con un originale decoro in frutta essiccata a scelta, dai frutti gialli ai frutti di bosco. Per realizzarlo, serviranno 200 grammi di cioccolato al latte, 140 grammi di cioccolato fondente e dai 50 ai 150 grammi di frutta secca, a seconda della tipologia scelta.

COME TEMPERARE IL CIOCCOLATO

Per prima cosa, è necessario temperare il cioccolato. Tritate finemente il cioccolato, quindi sciogliete i due terzi nel forno a microonde o a bagnomaria, portandolo a 45°C. Al cioccolato sciolto, unite gradualmente il cioccolato tritato e mescolate con forza, fino ad abbassare la temperatura a 30°C per il cioccolato fondente e a 28°C per quello al latte. 

Se restano dei pezzi di cioccolato non sciolto, rendete l’operazione più veloce, con l’aiuto di un frullatore a immersione.

Il maestro Alberto Simionato all’opera – Credit: Matteo Cavalleri

UOVO DI PASQUA: COLATURA E REALIZZAZIONE 

Dopo aver temperato il cioccolato, disponete sul fondo di una metà dello stampo per uovo dei lamponi disidratati (o altra frutta essiccata a piacere), posizionati in modo che, montato l’uovo, siano ben centrati.

Riempire una sacca da pasticceria con il cioccolato temperato e create un foro piccolo sulla punta: fissate con il cioccolato i lamponi sullo stampo e lasciate indurire il cioccolato in un luogo fresco (temperatura di circa 16°C) per 2 minuti, fino a che non si attacchi più alle dita.

Colate nello stampo il cioccolato temperato e roteate l’uovo fino a che lo stampo sarà ricoperto di cioccolato in maniera uniforme. Per eliminare l’eccesso di cioccolato, poi, capovolgete lo stampo. Quando il cioccolato si sarà un po’ indurito, procedete con un raschietto, in modo da lavorare i bordi irregolari.

COME DARE IL GIUSTO SPESSORE AL GUSCIO 

Il guscio in cioccolato dovrà essere spesso almeno 4 mm, così da dare una certa rigidità all’uovo. Qualora il guscio dovesse risultare troppo sottile, ripetete l’operazione, aggiungendo altro cioccolato temperato. Nella creazione di più strati di cioccolato, non fate passare troppo tempo tra una colata e l’altra: il cioccolato dello strato precedente non deve essere solido ma neanche liquido, o comunque, non deve colare.

L’uovo di Pasqua ai lamponi disidratati: la ricetta di Alberto Simionato – Credit: Matteo Cavalleri

FINITURA: COME CHIUDERE L’UOVO DI CIOCCOLATO

Ripetete tutto il procedimento nella seconda metà di uovo. Lasciate indurire entrambe le metà a 16°C per una notte. Il giorno seguente, staccate delicatamente il cioccolato dagli stampi. Scaldate una teglia da forno (o, in alternativa, il fondo di una pentola) e passate i bordi delle due uova sulla superficie, in modo che il cioccolato possa fondersi un po’ e fare da collante per i due gusci. 

Prima di chiudere l’uovo, naturalmente, ricordatevi di inserire la sorpresa. Infine, fate combaciare alla perfezione le due metà e lasciate indurire la giuntura. Il vostro uovo di Pasqua è pronto… Tanti auguri!

FONTE : https://www.finedininglovers.it/blog/consigli-cucina/uovo-pasqua-ricetta/

I CIBI CHE RENDONO PIÙ FELICI: QUALI SONO?

Gli alimenti che ci rendono felici

Vediamo una lista di quali sono gli ingredienti che ci rendono davvero felice e molto spesso non solo per il gusto di mangiarli ma anche per dei motivi scientifici.

Il cioccolato

Il cioccolato è probiotico, antiossidante e ricco di triptofano. È proprio il cibo del buonumore. Contiene inoltre sostanze come l’endorfina, la difenildantonina (sostanza antidepressiva) e la feniletilamina (la sostanza che il cervello produce quando ci innamoriamo). Dovete stare attenti però a non esagerare perché spesso il cioccolato è ricco di zuccheri e grassi animali, preferite quindi il fondente almeno al 70%.

Cioccolato

La Banana

La banana è un frutto ricco di antiossidanti e vitamine come la B6 oltre a contenere molti minerali come potassio, ferro e magnesio. Perché tutto ciò ha a che fare con il nostro umore? Perché le fibre contenute al suo interno aiutano la digestione e regolano i livelli di zucchero nel sangue e di conseguenza migliora il benessere dell’intero corpo. 

Possiamo quindi considerarlo un anti-stress naturale.
Potete mangiare la banana così, come uno snack spezza fame, ma anche farne dei freschi frullati o utilizzarle in vere e proprie ricette. Non vi resta che sbizzarrirvi.

Banane

Frutta a guscio

La frutta secca a guscio come noci, nocciole ma anche semi di girasole, di lino, di zucca e di chia sono ricche di sostanze che favoriscono il buonumore. Sono ricchi di Omega 3, acidi grassi buoni che influiscono direttamente sul cervello, favorendo connessioni neuronali. Le noci contengono vitamina Efolati e melatonina, contengono molto magnesio e quindi portano ad un innalzamento dei livelli di serotonina. Le mandorle contengono zinco per mantenere stabile l’umore e il ferro per ridurre l’affaticamento mentale.

Frutta a guscio

Uova

Oltre a essere un elemento molto nutriente, le uova, sono ricche di vitamina B12 e di tutte quelle che appartengono al gruppo B, oltre a grassi Omega 3vitamina D e zinco. Tutte queste sostanze favoriscono il buonumore, energia e benessere al nostro organismo.
La cosa importante è però non consumarne troppe: sono consigliate dalle 2 alle 4 a settimana soprattutto se seguite un’alimentazione ipocalorica, in quanto l’uovo contiene poche calorie.

Uova

Yogurt

In particolare lo yogurt greco, è ricco di calcio, in una quantità superiore rispetto al latte. Il calcio è una sostanza che permette il funzionamento corretto del sistema nervoso e anche del buonumore. Il calcio stimola il cervello a produrre neurotrasmettitori che regolano il benessere, di conseguenza a sentirci meglio e anche più felici.

Yogurt

Cocco

Il cocco contribuisce alla nostra felicità perché contiene i “trigliceridi a catena media“. Cosa sono? Acidi grassi che svolgono una funzione energetica nel nostro corpo. Donano al nostro corpo, addirittura, un apporto di energie superiore a quelle dei carboidrati. Favorisce anche la salute del nostro cervello favorendone il buonumore. Si può consumare davvero in molti modi: a pezzi come snack oppure a scaglie nei cereali al mattino per colazione. In questo modo potrete cominciare la giornata più positivi e sorridenti.

Cocco

Pomodoro

Il pomodoro, che sulla tavola di un italiano non manca quasi mai, è ricco di vitamina Avitamina Cfosforo e potassio. È ricco di licopene, una sostanza dal potere antiossidante che agisce contro i radicali liberi che sono dannosi per il nostro corpo. Combatte le infiammazioni e svolge l’azione di proteggere il nostro cervello. Per sfruttarne al massimo le potenzialità, consumate i pomodori con dell’olio extravergine d’oliva per favorirne l’assimilazione.

Pomodoro

Mirtilli e frutti di bosco

Parliamo di “super food” come mirtilli, frutti di bosco e bacche di Acai. Sono cibi molto nutrienti che arricchiscono il nostro organismo con antiossidanti e vitamine. In generale aiutano ad attivare le risposte positive e i segnali di benessere che arrivano al cervello. Migliorano l’elasticità e il tono dei vasi sanguigni, favorendone il rilassamento.

Frutti di bosco

Altri alimenti che ci rendono felici

Non solo quelli sopra elencati ma, secondo un’intervista svolta da Deliveroo, agenzia per la consegna a domicilio del cibo, i cibi che rendono le persone più felici solo per il gusto di mangiarli sono i seguenti. Al primo posto troviamo la pizza, con il 42% delle risposte da parte degli italiani, quindi quasi una persona su due. La pizza viene apprezzata soprattutto dalle donne e dai giovani tra i 25 e 34 anni. È anche una delle scelte più gettonate nel momento in cui decidiamo di uscire a cena con gli amici. Da bravi italiani subito dopo troviamo la pasta con il 33% degli italiani felici davanti a un bel piatto di spaghetti o maccheroni. Seguono subito dopo con il 30% e il 21% le grigliate di carne e pesce e il gelato. La prima soprattutto per la compagnia di amici con cui di solito si usa consumarla e il secondo, beh non ha bisogno di spiegazioni chi non è felice davanti a un bel gelato? Infine troviamo i formaggi (9%), non sappiamo resistere a un buon parmigiano o a un buon pecorino. I salumi: mortadella, prosciutto, salame e bresaola si aggiudicano il 9% degli italiani. Stessa percentuale anche per i panini sia che siano imbottiti con salumi sia dei buoni hamburger. Per ultimo il sushi, con il 7% degli italiani. Sembra che alla fine dei conti uno dei tipici piatti della cucina giapponese abbia davvero conquistato il bel paese e una buona percentuale di italiani.

IL GIRO NEL MONDO NEI BICCHIERI DEL 53° VINITALY

Dal 7 al 10 aprile, Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e distillati di Verona è anche una grande occasione per memorabili assaggi, un modo di fare cultura del vino che punta ad aiutare produttori e buyer ad alzare l’asticella della qualità.

Business ma anche irripetibile occasione di degustare, guidati da esperti internazionali, vini che hanno fatto, stanno facendo o faranno la storia dell’enologia mondiale. Il confronto tra vini, territori, annate consente agli operatori della filiera, dai produttori ai buyer che devono guidare le tendenze di consumo, di migliorare le proprie competenze degustative, innalzando la percezione della qualità.

Vinitaly è anche questo, e il giro del mondo nel bicchiere della 53a annata della rassegna è un nuovo imperdibile viaggio.

Degustazioni Top

Sono uno dei tratti distintivi, da sempre, di Vinitaly. Ogni edizione è come una nuova annata, che porta in dote straordinarie occasioni per assaggiare etichette di ogni provenienza e partecipare a orizzontali e verticali che lasciano il segno. E anche nel 2019 la rassegna non si smentisce e offre, nelle sue numerose sale degustazioni, circa 90 tasting (riferendosi solo all’elenco ufficiale di Vinitaly) che danno l’opportunità di conoscere o approfondire vini di tutti i continenti, delle maggiori aree di produzione o di quelle di nicchia, così come di molti distillati e liquori.

Buyer, sommelier, enologi, tecnici, giornalisti, operatori del settore possono così spaziare dal consolidato appuntamento con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso con un “gran tour” ideale attraverso i vini selezionati in tutta Italia, alla degustazione guidata da Ian D’Agata in collaborazione con l’Associazione le Donne del Vino che presenta i “I vini rivoluzionari delle giovani donne del vino”.

Una edizione passata di Vinitaly. Credits Foto Ennevi-Veronafiere

Un altro evento da non perdere è quello con Riccardo Cotarella che presenta “7 Vini che hanno fatto grandi i loro territori”, una degustazione mirata a spiegare caratteristiche organolettiche e storia di sette vini importanti. Fra le degustazioni top organizzate dagli espositori, quest’anno si segnalano: l’Amarone della Valpolicella, con una serie di appuntamenti tra cui la degustazione dei dieci anni delle Famiglie Storiche; il XXXI Seminario Tecnico Masi; il Montepulciano a cura del Consorzio del Vino Nobile, del Cirò, del Morellino di Scansano e la Vernaccia di San Gimignano, sempre a cura dei rispettivi consorzi.

Il wine tasting in rosa di Fisar è dedicato al nuovo trend internazionale di consumo, con 6 etichette che esprimono al meglio le seducenti sfumature del colore, l’eleganza dei profumi floreali, fruttati e speziati dei vini rosé. Vira al giallo paglierino, invece, la degustazione dedicata al Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica e alla longevità dell’autoctono marchigiano, uno dei bianchi italiani più apprezzati dalle guide.

Vinitaly 2018. Foto elisabosco.com

Novità assoluta del calendario di Vinitaly sono le masterclass organizzate in collaborazione con l’Associazione Vi.Te e dedicate ai vini artigianali. I cosmopoliti del gusto possono segnare in agenda anche i Tasting ex… press, viaggio tra i migliori territori di produzione realizzato da Vinitaly in collaborazione con le più importanti riviste enologiche internazionali, che quest’anno ha tra i focus di rilievo la Francia e la Slovenia.

Il calendario con la descrizione delle degustazioni su https://www.vinitaly.com/it/eventi/calendario/?t=2&d=0&g=daily

Degustazioni nel padiglione International_Wine

L’internazionalità è un aspetto che Vinitaly segue con particolare attenzione anche dal punto espositivo – lo scorso anno gli espositori esteri provenivano da 35 Paesi – e l’International_Wine registra anche nel 2019 un significativo aumento di aziende francesi, il raddoppio di quelle dalla Spagna, la conferma dell’Australia, l’incremento delle presenze dall’Ungheria, la new entry della Croazia con una collettiva istituzionale e il raddoppio delle sale di degustazioni dedicate.

Un format che abbinando la presenza espositiva con le iniziative di assaggio dà l’occasione di conoscere, ad esempio, oltre ai vini australiani, spagnoli, francesi, croati e ungheresi, anche i distillati tipici di altre culture come Pisco peruviano, il Rum della Repubblica Dominicana, la Vodka russa, la Tequila messicana o il Sake giapponese.

Vinitaly and the City dal 5 all’8 aprile

Il fuori salone del vino è un appuntamento fisso dell’agenda dei wine lover. Quattro giorni di degustazioni dei migliori vini italiani e internazionali in abbinamento a specialità street food gourmet. Vino, cultura, incontri e spettacolo per un’esperienza unica nelle piazze e nei luoghi più suggestivi di Verona – tra i quali Piazze dei Signori, Cortile Mercato Vecchio, Piazza San Zeno, l’Arsenale, Palazzo Carli –, una delle poche città al mondo ad avere il proprio centro storico interamente dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Vinitaly & the City. Credits Foto Ennevi-Veronafiere

Vinitaly & the City, che coinvolge anche alcuni luoghi suggestivi della provincia veronese (Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave), diventa sempre più una grande opportunità per far incontrare i giovani wine lover e farli crescere come consumatori consapevoli.

FONTE : https://corrieredelvino.it/primopiano/eventi/il-giro-nel-mondo-nei-bicchieri-del-53-vinitaly/

COME SI PREPARA LA PIZZA GOURMET? I 5 CONSIGLI DEI MASTRI PIZZAIOLI

Un aspetto sicuramente importante per realizzare una buona pizza gourmet è la creatività. Negli ultimi anni, anche grazie alla sua proclamazione a Patrimonio Unesco, abbiamo visto la pizza arricchirsi con ingredienti sempre più sofisticati, audaci, spesso esotici.

Anche le più classiche ricette, dall’immancabile pizza margherita alla pizza con la salsiccia, si sono evolute in chiave gastronomica. Ma se c’è una cosa di cui ora si ha maggiore consapevolezza rispetto alla pizza è che l’impasto può fare la differenza.

Potrà apparire una riflessione scontata eppure per molto tempo si è data maggiore attenzione al topping. Ora che i due processi sono ugualmente valorizzati, aumenta il numero di pizzerie gourmet che scelgono di avere dietro al bancone due figure distinte: il mastro pizzaiolo, che prepara gli impasti con i suoi trucchi e le sue conoscenze, e lo chef, che si occupa dei topping più particolari.

Ne sono un esempio perfetto Giacomo Lovato e Giuseppe Messina, che dopo essersi conosciuti a Napoli hanno deciso di lavorare fianco a fianco nel loro ristorante pizzeria di Sarzana Officine del Cibo.

Abbiamo così voluto chiedere agli chef di stilare in cinque punti quali sono a loro avviso gli aspetti principali per la realizzazione di una buona pizza gourmet. Vediamoli insieme.

1. LA SCELTA DEI PRODOTTI

Quello relativo alla qualità è un discorso che vale tanto per le farine e il lievito dell’impasto, sia per l’aspetto creativo del topping, dove bisogna certamente lasciarsi guidare da estro e da logica, ma partendo sempre dai miglior ingredienti possibili.

2. LA GIUSTA LIEVITAZIONE

È importante non avere fretta. La lievitazione è un processo lungo e cruciale per avere un risultato finale di valore.

3. LA COTTURA

Il forno deve avere una temperatura tale per cui, una volta introdotta la pizza, si potrà ottenere un prodotto cotto a puntino, fragrante e piacevole da mordere, senza che sia mai bruciato o, al contrario, che rimanga crudo.

4. UTILIZZARE DELLA BUONA LEGNA

Anche la legna utilizzata nei forni professionali non è tutta uguale. Bisogna avere a disposizione prodotti di qualità, resistenti e naturali.

5. L’ESPERIENZA

Per tutti gli aspetti citata sopra e tutti gli altri, ci vuole tanta esperienza. Sperimentare, studiare gli abbinamenti, le materie prime, le cotture più e più volte è l’unico vero modo di ottenere il risultato desiderato.

Più organizzati con gli abbattitori

«Se c’è un attrezzatura versatile in cucina, della quale non riuscirei proprio a fare a meno è l’abbattitore». A parlare non è uno chef né il top manager di una catena di ristoranti, ma Paola Laghi, imprenditrice faentina, titolare dell’agriturismo Villa Rugata, a pochi chilometri da Lugo. Ma forse il suo parere è ancora più significativo, perché è quello della proprietaria di un’azienda agricola, appassionata di cucina, che solo da due anni ha deciso di aprirsi alla ristorazione, con l’aiuto di uno chef professionista, e lo ha fatto proprio dopo aver assistito a una dimostrazione delle funzionalità dell’accoppiata forno combinato e abbattitore. «Mi sono subito resa conto che quest’ultimo, l’abbattitore appunto, è uno strumento fondamentale – spiega Paola Laghi – perché ci consente di spaziare tra le preparazioni più diverse, dalla fermalievitazione, quando prepariamo la pasta per pane e focacce, alla cottura a bassa temperatura delle carni di Mora romagnola, che è possibile effettuare di notte nel forno soltanto perché poi, grazie all’abbattimento di temperatura, abbiamo la possibilità di conservare a lungo in congelatore».

Aziende come Villa Rugata, che hanno una propria produzione di fresco legata alla stagione e non consumabile tutta sul momento, hanno necessità assoluta di utilizzare uno strumento come l’abbattitore e di abbinarlo, come ha fatto Paola Laghi, non soltanto al forno combinato ma a una capiente batteria di congelatori che poi possono garantire la conservazione secondo i tempi indicati.

Quello che colpisce, in particolare, è che le indicazioni della vulcanica imprenditrice romagnola non si discostano molto da quelle di uno chef giovane ed emergente come Carlo Nappo, patron del ristorante Alla Catina di Pordenone e del Podere dell’Angelo a Pasiano, a breve distanza, un agriturismo dalla cucina particolarmente ricercata. Nappo è, in quest’angolo d’Italia, uno chef noto e rinomato. E anche per lui l’abbattitore è soprattutto sinonimo di versatilità. «Uno strumento – dice – che mi consente di utilizzare al meglio gli spazi abbastanza contenuti delle mie cucine e di avere una costanza di qualità e di produzione tutto l’anno. Poniamo il caso della lievitazione: in teoria nei mesi caldi si potrebbe fare anche senza particolari strumenti, perché nelle cucine si creano normalmente le condizioni di calore e di umidità ideali per attivarla. Ma d’inverno non è così, specie di notte, quando la cucina non funziona, e l’abbattitore svolge egregiamente questa funzione».

Nappo sottolinea i pregi dello strumento anche per la surgelazione, che consente di ottimizzare gli acquisti su quantità vantaggiose dal punto di vista del prezzo ed eliminare gli sprechi. «È anche uno strumento ideale – aggiunge – in abbinata al forno combinato, per ottimizzare i cali e pianificare la produzione: se devo fare una crema alla vaniglia posso prepararne 100 vasetti sottovuoto tutti insieme e abbatterli; lo stesso vale per la sella di maiale: se so che ne consumerò 10 in una settimana, posso prepararle tutte il lunedì mattina e abbatterle».

Ma a cosa serve in particolare questa programmazione? Non si possono comunque effettuare quotidianamente le preparazioni del giorno, dato che si ha a disposizione una cucina e il personale? «Si potrebbe – osserva Nappo – ma con strumenti come l’abbattitore in abbinata al forno posso avvalermi meglio del mio personale di cucina, lo posso liberare dalla ripetizione quotidiana di attività “time consuming” come il controllo della cottura e adibirlo ad altre mansioni, compresa la cura del particolare che fa la differenza nella ristorazione. Ho 5 addetti in cucina e con l’aiuto di uno strumento come l’abbattitore posso impiegarli meglio. Per me nella cucina moderna la tecnologia è alla base di tutto, perché è alla base dell’organizzazione».

Degustazioni, corsi e aperitivi attirano i clienti in pasticceria

Un movimento di clienti insolito, dentro o fuori da un locale, crea inevitabilmente l’effetto calamita: attira sguardi, interesse, attenzione nelle persone che transitano davanti. Ci sono momenti in cui l’affollamento si produce da soloNatalePasquala festa del paese… Ma sono molti di più quelli in cui si vorrebbe avere più clienti di quanti non se ne abbia. Una domanda, allora, dovrebbe sorgere spontanea: “faccio qualcosa per attirarli?” Bar prima e ristoranti poi hanno capito che creare eventi all’interno del locale può essere un ottimo modo per aumentare notorietà, clientela e business. Perché allora non fare lo stesso in pasticceria? Tra le infinite possibili suggestioni, suggeriamo tre strade: le degustazionii corsigli aperitivi.

Si possono creare dei mini eventi per il lancio del gusto del mese: un appuntamento fisso in cui si racconta la novità e la si fa assaggiare. Un’altra possibilità è proporre, magari nelle fasce orarie più deboli, speciali mini-menu degustazione a prezzo predeterminato con tè (magari di diverse tipologie) abbinati ai dolci oppure vini e distillati proposti con le specialità dolci o salate, o percorsi di assaggio che esplorino i contrasti dei sapori. Si possono confezionare delle “tasting box”, vassoi o vere e proprie scatole dove l’intero percorso è rappresentato anche visivamente.

Uno dei desideri oggi più diffusi è quello di mettersi alla prova, di imitare le ricette dei maestri. Ecco perché, disponendo di spazi adeguati, l’idea di creare dei mini corsi per i propri clienti può diventare un’ottima strategia di fidelizzazione: pensiamo a pomeriggi per bambini, dove imparano a fare torte e pasticcini, o a vere e proprie lezioni in cui insegnare agli appassionati come fare una certa specialità a regola d’arte (i dolci di Natale o di Pasqua), come creare decorazioni d’effetto o per approfondire la conoscenza di un ingrediente chiave (il cioccolato, la frutta ecc.).

Per gran parte delle pasticcerie, il tardo pomeriggio è uno dei momenti di minor affollamento. Perché allora non pensare ad un appuntamento settimanale per un aperitivo? Si potrebbero proporre i più famosi cocktail classici in abbinamento alle proprie specialità o creare, con la consulenza di un bartender, una mini carta di “signature cocktail”, esclusivi del locale, che si sposano particolarmente bene con i propri prodotti simbolo. Ma attenzione: senza continuità e una buona comunicazione rischia di essere tutta fatica sprecata.

Piani a induzione, evoluzione della specie

Fino a qualche anno fa la cottura a induzione era quasi un tabù, guardata con sospetto dalla maggior parte degli chef sia per i costi relativamente alti, sia per l’assenza della fiamma viva, che rendeva questo sistema un po’ esotico agli occhi dei professionisti. Molti dei quali, abituati a cucinare sul fuoco vivo, esitavano a sposare una tecnologia in cui la regolazione del calore non può essere controllata in modo visivo.

Ma poi, a poco a poco, le cose sono cambiate. Oggi i piani di cottura a induzione sono presenti praticamente in tutti i ristoranti di un certo livello. In alcuni casi sono diventati l’unico strumento a disposizione delle brigate di cucina e hanno soppiantato il gas, con tutti i problemi di sicurezza che comporta. Ma quello di evitare eventuali esalazioni nocive non è l’unico vantaggio che rende questa tecnologia sempre più richiesta.

Il fattore principale, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sta proprio nel controllo fine della temperatura, molto più preciso rispetto alla fiamma, unito anche a un’efficienza energetica di gran lunga superiore che, nonostante l’impiego dell’elettricità come fonte energetica, si traduce anche in un sensibile risparmio sulla bolletta rispetto alla cottura tradizionale.

L’induzione infatti utilizza meglio l’energia, riducendo al minimo le dispersioni, che nelle cucine a gas raggiungono il 60%. Vale a dire che di ogni kw/h termico impiegato, una cucina a gas ne utilizza per riscaldare il cibo appena 400 w/h. Il rendimento dei piani a induzione supera invece il 90%.

Un altro aspetto che, inizialmente, frenava gli chef dall’impiego dei piani a induzione era la relativa carenza di pentolame adatto a effettuare tutte le cotture. Ora però le principali aziende del settore hanno sviluppato prodotti ad hoc: oggi per l’induzione sono disponibili casseruole in rame per i risotti, così come padelle o “lionesi” in ferro per rosolature e fritture, pentole in alluminio per ogni preparazione e in ghisa per cotture lunghe, magari da avviare sul piano cottura e da terminare in forno.

Per Andrea Berton, patron dell’omonimo ristorante di Milano, «Il piano cottura a induzione è fondamentale, in particolare quello “tutto piastra”, in cui si può cuocere su tutta la superficie». Berton fa largo uso di questi piani anche in virtù dell’impostazione del suo menu, che per ogni portata prevede un brodo di accompagnamento e quindi la necessità non solo di effettuare cotture relativamente lunghe, ma anche di portare rapidamente in temperatura al momento del servizio. «A mio parere – dice ancora Berton – negli ultimi anni l’induzione ha superato di gran lunga i piani a gas, perché permette una cottura più immediata, più veloce, più uniforme, igienicamente migliore. E soprattutto perché, grazie all’evoluzione tecnologica che hanno avuto, permettono di ottimizzare i consumi». Il funzionamento a tutta piastra, infatti, non presuppone un consumo elevato e ciò non soltanto per l’efficienza nello scambio energetico, ma anche per le modalità con cui questo avviene, cioè soltanto nell’area di contatto tra il piano e lo strumento di cottura. Se nulla viene appoggiato sul piano, anche se questo è acceso, non si verifica consumo.

Berton non è l’unico seguace convinto dell’induzione. Nella nuova sede del suo D’O, per esempio, anche Davide Oldani ha puntato molto su questa tecnologia, che si integra alla perfezione con i forni combinati di ultima generazione per realizzare e ottenere cotture molto più delicate rispetto a quelle tipiche del gas. Tutti questi strumenti, anche grazie al fatto che utilizzano energia elettrica, si prestano, meglio del gas, a essere controllati da sistemi elettronici attraverso i quali è possibile impostare accensioni, spegnimenti e temperature anche attraverso pannelli di controllo centralizzati, e magari connessi a internet.

La futura cucina professionale guidata via tablet o smartphone è ormai dietro l’angolo e già cominciano a vedersene le prime applicazioni e le nuove proposte da parte dei produttori.

In questi termini, l’induzione si presta a favorire non solo l’innovazione nella cucina, ma anche nella tecnologia, stimolando le aziende del settore a proporre a getto continuo nuove idee e soluzioni. Per esempio cominciano a vedersi strumenti di cottura a induzione realizzati su misura per chef che li usano nella preparazione di ricette particolari o emblematiche della loro cucina.

Celle frigorifere per Ristorazione: quale scegliere in base alla tipologia e alle dimensioni della tua attività

Celle frigorifere per Ristorazione
Celle frigorifere: come scegliere quella giusta

Se possiedi un’attività ristorativa o incentrata sulla somministrazione di cibo e bevande, di sicuro tra le tue attrezzature figura anche una cella frigorifera. All’interno di questa famiglia di macchine professionali figurano una grande varietà di apparecchi, di dimensioni e caratteristiche variabili. Anche le variazioni di temperatura possono differire, anche di parecchio, tra un tipo di cella e l’altra.

Considerando che una cella frigorifera di medie dimensioni può costare anche diverse migliaia di euro, si rende necessario ridurre al massimo – per non dire azzerare – il margine di errore nel momento in cui ci si appresta a comprare una cella frigo nuova.


Celle frigorifere per ristorazione: perché oggi è impossibile rinunciarvi

Le ricerche più recenti hanno evidenziato come il consumo di prodotti freschi nell’ambito della ristorazionein Italia sia in vertiginoso aumento. Addirittura i prodotti ittici (i più costosi e difficili da conservare senza ricorrere al congelamento) hanno registrato nel 2017 un aumento dei consumi del 7,4%. Un dato significativo e per molti versi sorprendente, soprattutto se rapportato alla difficile congiuntura economica.

Di conseguenza, si rende sempre più necessario assicurare alle materie prime uno stoccaggio adeguato, in grado di conservarne le proprietà anche sul medio periodo (inteso come un intervallo di tempo comunque non superiore alla settimana, altrimenti il concetto stesso di freschezza andrebbe a decadere).

Anche per questo motivo, le cold rooms più moderne e tecnologicamente sofisticate prevedono una pluralità di ambienti, ciascuno deputato a ospitare determinati cibi, con temperature e condizioni microclimatiche (umidità, ventilazione) specifiche. Si va, insomma, dal freezer propriamente detto, alla cantina fino al grotto (ovviamente le loro versioni tecnologicamente evolute), fino alle celle frigorifere per carni, pesci o verdure.

Addirittura, alcune importanti catene di ristorazione straniere (come ad esempio il Boka Restaurant Group di Chicago, che non a caso annovera all’interno della propria catena un locale chiamato Cold Storage, specializzato in prodotti ittici e frutti di mare) hanno introdotto nei loro quadri la figura del cold storage manager, mutuata dalla grande distribuzione alimentare. In sostanza, si tratta di un supervisore alla conservazione delle materie prime in locali adeguatamente climatizzati. Pertanto è tale professionista a farsi carico del compito di garantire la freschezza del cibo che viene servito sulle tavole dei ristoranti che si avvalgono dei suoi servigi. Una tutela in più per il commensale e un ulteriore indice di trasparenza per i locali che se ne servono.

Celle frigorifere per ristorazione: le tipologie

Per scegliere quella giusta è necessario avere le idee chiare su cosa occorre nella cucina del ristorante.
Di seguito indichiamo le principali tipologie di tale macchinario.
Nella lista non abbiamo incluso prodotti simili ma non identici – per modalità di funzionamento e destinazione d’uso – alle celle frigorifere, come abbattitori e stagionatori.

  • Cella frigorifera per conservazione degli alimenti. È sostanzialmente un grosso frigorifero, la cui temperatura regolabile può variare da parecchi gradi sotto a parecchi gradi sopra lo zero (in ogni caso sotto la temperatura ambiente).
    Esistono celle frigorifere il cui intervallo di temperatura varia di pochi gradi (da 0 a 6, ad esempio) o di molti (da 0 a 18), coprendo gran parte delle esigenze dei professionisti della ristorazione. Questo tipo di apparecchio serve a conservare alimenti la cui temperatura è già stata portata al livello desiderato, come prodotti presurgelati o frutta in fase di maturazione.
    A seconda dell’alimento presente e delle sue necessità, la temperatura dell’ambiente interno verrà regolata di conseguenza.
  • Cella di refrigerazione. È un apparecchio che consente la rapida congelazione degli alimenti, i quali possono poi essere trasferiti nella cella di conservazione.
  • Cella frigorifera ad atmosfera controllata. All’interno di questi macchinari non solo la temperatura, ma anche altri parametri – come il livello di umidità e l’eventuale ventilazione – vengono regolati per una perfetta conservazione di alimenti con esigenze specifiche.

Tutte queste celle possono essere vendute in formati e misure standard oppure customizzate da ditte apposite (ovviamente con un costo nettamente superiore). Inoltre, molte celle sono vendute in moduli prefabbricati, trasportati e installati in loco da ditte specializzate.

Celle frigorifere ristorante: dimensioni, consumi e necessità

Sono diversi i parametri che possono e devono orientare la scelta di una cella frigorifera. Tra i principali troviamo i seguenti.

  • Dimensioni/Ingombro/Capacità. Tre aspetti strettamente correlati tra loro. Essi dipendono a loro volta dalla grandezza dei locali deputati a ospitare le macchine e dalle necessità di stoccaggio della tua attività. Tieni ben presente questi due parametri al momento della scelta.
  • Consumi. Una cella frigorifera funziona a elettricità, trasformando l’energia proveniente dalla rete elettrica in variazioni e stabilizzazioni di temperatura, generalmente con l’ausilio di un liquido refrigerante che scorre attraverso apposite serpentine. Dunque, il fabbisogno elettrico di un simile macchinario – generalmente molto elevato – deve essere valutato con attenzione. Tieni presente che il consumo di elettricità non varia solamente in ragione delle dimensioni della cella, ma anche del tipo di prestazioni: pertanto, più alta sarà la variazione di temperatura richiesta rispetto all’ambiente esterno e maggiore sarà il fabbisogno energetico della macchina.
  • Tipologia di alimento da conservare. Non tutti gli alimenti sono uguali, e non tutti hanno le stesse esigenze in termini di conservazione. La carne e il pesce freschi, ad esempio, necessitano di una temperatura prossima allo zero (fra i +3 e i +7 gradi), mentre frutta e verdura vogliono una stabilizzazione di qualche grado superiore (grossomodo intorno ai +10° o temperature di poco superiori). I dolci e i prodotti di pasticceria, infine, il protocollo di conservazione prevede una stabilizzazione a +4°; stesso discorso vale per tutte la lavorazioni a base di uova e/o latte, dallo yogurt alla pasta fresca. Le temperature di conservazione sono stabilite dal protocollo HACCP e regolamentate a livello europeo tramite il Regolamento CE n. 852/04.
celle frigorifere

Se pensi che questi suggerimenti ti siano stati utili, puoi cominciare a cercare la tua nuova cella frigorifera tra i tanti cataloghi presenti online. Ricorda comunque che, per ogni dubbio o richiesta specifica, è sempre bene non andare alla cieca, ma rivolgersi a professionisti del settore, i quali sapranno sicuramente offrirti tutte le risposte che cerchi.